Il modello metapsicologico relativo all’adulto nasce dalla teoria freudiana che segue le vicissitudini della libido e il riferimento all'Edipo, per proseguire con l’integrazione relativa alle fasi preedipiche e alla relazione con l'oggetto intrapsichico di Klein.
Attraverso lo studio del Sé, in primo luogo con Winnicott, e al modello della mente di Bion, si arriva fino agli apporti contemporanei relativi all’importanza della mentalizzazione, ad esempio con Fonagy.
Tale sviluppo teorico segue un analogo sviluppo della clinica, che ha visto nei decenni l’ampliarsi della possibilità di cura dalla presa in carico dei pazienti nevrotici, così come indicato da Freud, alla cura di pazienti gravi, borderline e psicotici, con progressive modifiche del setting, dal riaffiorare del simbolico rimosso, alla necessità di mentalizzare l’asimbolico.
Possiamo far risalire la teoria sui gruppi a due nuclei teorici centrali e originari: Bion con le teorizzazione relative agli assunti di base e il concetto di valenza, e quello di mondo interno di Klein e di “spazio interno-esterno” di Winnicott. A questo nucleo centrale si aggiungono le successive teorizzazioni del concetto di campo introdotto dai coniugi Baranger in Argentina. La teoria dei gruppi si sviluppa anche in Europa: in Inghilterra, il lavoro di Foulkes, Rickman, Main, Turquet, Jaques, Menzies, de Marè, Hinshelwood, Pines ha favorito e sostenuto la nascita di istituti quali, ad esempio, la Tavistock Clinic e il Tavistock Institute. Anche in Francia il lavoro e la teoria sui gruppi trova terreno fertile, ne sono un esempio Anzieu, Kaes e Rouchy; anche in Italia sono molti i contributi alla teoria dei gruppi in particolare ricordiamo il lavoro di Napolitani e Corrao e il cosiddetto gruppo del Pollaiolo, il contributo di Gaburri.
Gli studi sui gruppi lavoro vengono tutt’ora promossi e portati avanti, tra gli altri, da M. Perini.
Il gruppo di lavoro nella originale concezione bioniana si costituisce come un gruppo orientato al compito. Tale modalità di funzionamento del gruppo dovrebbe essere razionale e finalizzata all’ottenimento di un risultato. È Bion stesso a evidenziare come ciò sia illusorio, poiché, in ogni gruppo, si riscontra un funzionamento più inconscio e irrazionale sostenuto dalla necessità di ciascun membro di soddisfare bisogni personali, emotivi e sociali. Bion sottolinea come tale duplice configurazione, gruppo di lavoro (Cfr) e gruppo in assunto di base, sottenda al lavoro di tutti i gruppi e il compito “dichiarato” del gruppo svolga la stessa funzione, per il gruppo, che l’Io svolge negli individui.
La clinica contemporanea accomuna le diverse forme patologiche di dipendenza (dalle sostanze, dall’alcool, dal cibo nelle varie espressioni dei disturbi del comportamento alimentare, da Internet, dal gioco d’azzardo…) sulla base di alcuni aspetti ricorrenti.
Le dipendenze paiono spesso tentativi di autocura a cui ricorrere per difendersi dall’angoscia del vuoto; l’oggetto prescelto, inanimato e in quanto tale alla mercè del soggetto, si offre come illusoria risposta sempre disponibile, permettendo di non entrare in contatto con la mancanza, con la frustrazione, con il limite.
Il soggetto, pur dipendente, si vive in rapporto all’oggetto come se ne avesse il controllo onnipotente, tuttavia rapidamente tutta la sua vita (psichica, relazionale, affettiva, sociale, lavorativa…) si focalizza esclusivamente sulla dipendenza, mostrando rapidamente la fallacia di questa relazione.
In questi termini le varie forme di dipendenza vengono a volte chiamate “patologie della volontà”.
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